MUSICA E SALUTE

Ludi Sounds & Progetto Genos

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Le potenzialità “terapeutiche” del suono e del canto in gravidanza sono supportate e confermate da oltre 30 anni di ricerche, studi, sperimentazioni realizzati dai centri più prestigiosi d’Europa e degli Stati Uniti. Potremmo condensare questi trent’anni di studi in poche parole del prof. Imbasciati dell’Università di Brescia: IL FETO CI ASCOLTA E IMPARA.

Tutto il lavoro compiuto dalla madre con la voce e con la musica, nella fase prenatale e postnatale, rappresenta un’ eccellente forma di protezione del sistema neurocerebrale (e quindi immunitario) del piccolo che è agli albori.

Il canto, la musica, il suono, sono degli straordinari strumenti, anche per lo sviluppo neuro-sensoriale, emotivo/affettivo e intellettivo del feto e del nuovo nato, e rappresentano un supporto per la prevenzione verso quelle forme di depressione, di situazioni stressanti e di disagio che spesso colpiscono la donna prima e dopo il parto.

Sebbene intorno all’ottava settimana di gravidanza la coclea sia già formata e i ricettori comincino a differenziarsi intorno alla decima settimana, soltanto a partire dalla 24 settimana si può affermare con certezza che il nascituro è in grado di ascoltare stimoli uditivi esterni al corpo materno.

Inizialmente i suoni, specialmente la voce della mamma, vengono trasmessi al feto attraverso onde, dal liquido amniotico e percepiti dai ricettori del tatto che si trovano sulla pelle. Potremmo definirli come una carezza vibratoria, questi primi suoni percepiti dal feto.

A partire dal 6º mese la musica e i suoni esterni passando attraverso il liquido amniotico vengono trasmesse a tre ossa : martello, incudine e staffa. Le onde raggiungono la coclea, questo piccolo osso a forma di chiocciola che trasforma le onde in segnali elettrici e li trasmette al cervello. A questo punto il processo di sviluppo dell’udito può considerarsi compiuto, e così ne conseguirà la percezione del suono.

Alla fine dell’8° e all’inizio del 9º mese, il sistema uditivo può dirsi molto ben sviluppato.

Grazie all’inserimento, attraverso la cervice materna, di minuscoli microfoni posti vicino alla testa del feto, si è potuto registrare anche il modo in cui i suoni esterni arrivano nell’utero.

I risultati dello studio pubblicato anche su una prestigiosa rivista americana (American Journal of Obstetrics and Ginecology), confermano che nell’ ambiente ovattato dell’utero materno il feto ode un suono ritmico, molto simile a quello dell’acqua a bassa pressione, associato al rumore sordo dell’ aria che passa per lo stomaco della mamma. Si tratta di un rumore pulsante, contrassegnato dal battito cardiaco materno .

La maggioranza dei rumori esterni sono attutiti almeno del 40%, perché attraversano la parete addominale ed il liquido amniotico, ma vengono comunque percepiti dal feto, grazie alla trasmissione di segnali sia acustici vestibolari che cutanei. Secondo gli specialisti, la musica esterna arriva al feto attraverso due meccanismi: l’orecchio interno e le vibrazioni del suo sistema osseo, permettendo così uno sviluppo sia degli apparati sensoriali ed acustici, sia del sistema nervoso.

Le reazioni del feto al suono sono state misurate tramite l’aumento del battito cardiaco, della respirazione, i riflessi del movimento del corpo o l’aumento e la diminuzione nei movimenti.
È stato provato che con la musica, i movimenti fetali aumentano. Il feto reagisce a seconda del volume, della frequenza e dei cambi di timbro (alti /bassi). I Suoni con decibel molto alti, possono condizionare negativamente il bambino nell’utero. Per esempio, davanti ad un suono dell’intensità simile alla musica di una discoteca, nonostante l’utero filtri una parte del rumore arrivato, il feto reagisce sobbalzando nel ventre materno, che potrebbe indicare sia un riflesso, sia una reazione causata dalla paura (molto più probabile).

Occorre quindi imparare ad ascoltare e ad osservare bene i movimenti del piccolo in relazione a vari generi di musica, o ad altri suoni che provengono dall’esterno, perfino le voci di persone potrebbero causare in lui reazioni sorprendenti! Il bambino nella pancia è sempre lì, in costante comunicazione con noi, basta solamente ascoltarlo con attenzione.